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In Bandiera c’è il ricordo delle comiche finali (e, più generalmente, dei film horror, thriller o polizieschi), per cui ogni situazione è riempita da azioni materiali che si connettono le une alle altre, generando una grottesca pantomima nella quale le macchine e le cose mostrano una forte inclinazione a rendersi autonome e attrattive, mentre i personaggi agiscono secondo automatismi dichiarati.
Motosega alla mano, un giovane uomo irrompe nella casa del primo ministro sequestrandone la moglie e la governante lettone. Sebbene la situazione includa elementi magici e messianici, tutto si svolge in un’atmosfera quotidiana: si prepara una peperonata, si beve un liquore al melone, c’è da aprire una scatola di cartone. Eppure, da quel contesto ordinario, può partire un accordo che modificherà il destino del mondo.
Infatti, una non meglio identificata civiltà extra-umana cerca da tempo di correggere i destini del nostro pianeta, inviando un proprio emissario che reca un messaggio per due terrestri di diversa collocazione sociale. Se questi riusciranno a stabilire fra loro una concordanza di visioni e speranze, il mondo inizierà una nuova fase edenica. Si parla di macro-economia, di come il vantaggio dei più ricchi poggi sullo sfruttamento dei poveri, sull’indebitamento di questi ultimi che crea sottomissione, e di come lo Stato sia complice di questa speculazione. Si parla di un giubileo che annulli tutti i debiti, come quelli che si facevano migliaia di anni fa, in Mesopotamia e in Egitto, dopo che un nuovo re o faraone era salito al trono. Il capitalismo sembra giunto a una fase terminale in cui sopravvive solo aumentando ingiustizie e vessazioni. Forse non ci di deve rassegnare a questo esito. Forse si può immaginare altro.
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